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2015 – Tavoli, tavolini e camere illustri

Andria (Barletta-Andria-Trani). Erano affezionati e amici di famiglia della Confetteria Mucci Giovanni e si presentavano personalmente a prendere i confetti, specialmente quelli della tradizione di carnevale, due grandi di Andria: il conte Onofrio Iannuzzi, senatore dalla prima alla quinta legislatura repubblicana, guidate dal presidente del Consiglio De Gasperi, tra i padri della Repubblica Italiana, e il cardinale Corrado Ursi, arcivescovo di Napoli.

Arezzo. Il senatore Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, nel 2008 sostò nella sala “La vita è bella” del Caffè dei Costanti, del quale aveva sentito parlare da un ex commilitone, curioso di vedere il locale e i restauri che erano stati fatti. Con i gestori, s’interessò ai problemi di abuso dell’alcool tra i giovani e non.

Asolo (Treviso). Il poeta inglese Robert Browning aveva scoperto Asolo quando aveva 26 anni, durante il primo viaggio in Italia: in questi luoghi aveva ambientato il suo primo poema “Sordello”, la città gli ispirò il dramma “Pippa Passes” e alla città dedicò l’ultima raccolta di poesie “Asolando”. Dopo il 1878 vi soggiornò praticamente ogni volta che veniva in Italia: lo si incontrava anche al Caffè Centrale, seduto – si racconta – proprio dov’è il divano centrale.

Bassano del Grappa (Vicenza). La Regina Madre d’Inghilterra, il 27 maggio 1987, sorseggiò un grappino alla Grapperia Nardini sul Ponte comodamente seduta al romantico tavolino nell’angolo vicino alla finestra che dà sul Brenta. Era in visita a Bassano e, passando davanti alla celebre Grapperia, ordinò alla scorta di fermarsi e, con sorpresa di tutti, entrò al volo, bevve la sua amata grappa e lasciò la regale firma “Elizabeth R.” e la data sul libro degli ospiti illustri. Amava molto la Nardini, che conosceva da sempre e che aveva voluto come unico superalcolico italiano per le nozze della figlia Elisabetta II.

Bologna. Invitata al “Pavarotti and Friends”, il 12 e 13 settembre 1995 Lady Diana Spencer, principessa di Galles, scese al Grand Hotel Majestic già Baglioni di Bologna nella favolosa suite presidenziale Gianbologna – Guercino. Nel negozio di Paolo Atti & Figli si presentava anche Giosuè Carducci a comprare di persona i tortellini: dal 1860, durante i 43 anni in cui insegnò Letteratura italiana all’Università, divenne infatti famoso per la sua eloquenza e il suo formidabile appetito.

Bolzano. Per gli amanti della letteratura, la camera 404 del Parkhotel Luna Mondschein è stata occupata dallo scrittore Luis Sepúlveda nel 2008.

Burano (Venezia). Proprio a metà della sala grande del Ristorante da Romano c’è il tavolo da 4/6 persone detto “dei pittori” perché qui, negli anni del secondo dopoguerra, erano soliti sedersi artisti come Pio Meneghini, Filippo de Pisis, Emilio Vedova dopo le loro escursioni pittoriche sull’isola. Il proprietario Romano Barbaro fece attrezzare il tavolo con alcuni cassettini dove i pittori potevano mettere i loro album e le matite. A questo tavolo hanno voluto sedere anche Chaplin e la Callas. La sala è inconfondibile: è quella con le pareti ricoperte di quadri “fitti ai muri come francobolli” (così scriveva Orio Vergani, fondatore dell’Accademia Italiana della Cucina).

Caprile-Alleghe (Belluno). Dall’estate 1884, per ragioni di salute, il poeta Giosuè Carducci iniziò a trascorrere le vacanze in montagna. Nel 1886 era a Caprile all’Albergo alla Posta, nella allora camera numero 3 con vista sul Monte Civetta (fatevi dire dalla quinta generazione della famiglia Pra a quale camera corrisponde oggi!), dove finalmente terminò la celebre poesia “Davanti a San Guido” in un momento particolarmente creativo. “Il Carducci era entusiasta dei cibi che gli venivano serviti dai nonni, a base di selvaggina e trote di torrente” ricorda il proprietario Floriano Pra e Carducci scrisse “M’addormento leggendo Shakespeare. Mangio carni ottime, trote che sanno di ninfe: gioco a briscola e farei poemi”.

Castiglioncello (Livorno). Il drammaturgo e scrittore Luigi Pirandello, Premio Nobel per la letteratura nel 1934, trascorse le vacanze all’Hotel Miramare con la celebre attrice Marta Abba, sua musa ispiratrice, dal 1928 al 1933: occuparono sempre la camera 24.

Cernobbio (Como). Alfred Hitchcock soggiornò nella camera 133 del Grand Hotel Villa d’Este la prima volta nel 1925, quando ebbe l’ispirazione per la sua prima esperienza di regista con il film “The Pleasure Garden”, di cui girò alcune scene proprio nel parco dell’albergo e a Cernobbio. E si innamorò talmente di Villa d’Este da trascorrervi le sue vacanze di settembre fino al 1970. Sempre nella sua “133”.

Cogne (Aosta). In vacanza all’inizio di settembre del 1931, Re Alberto I del Belgio, la figlia Maria Josè di Savoia e Umberto di Savoia soggiornarono nelle camere 210 e 310 dell’Hotel Bellevue & spa: una bella fotografia li ritrae affacciati ai rispettivi balconi e le loro firme sono sul libro d’oro. La famiglia reale d’Italia – e con essa la grande nobiltà europea – si recava spesso a Cogne, anche perché il Gran Paradiso era riserva reale di caccia.

Cortina d’Ampezzo (Belluno). “L’abbiamo visto arrivare con le valigie e la moglie Mary un giorno di gennaio del 1951. Conoscevamo bene Hemingway, perché aveva frequentato il nostro bar a suon di Martini e vino rosso dal 1948, quando aveva affittato la piccola Villa Aprile. E lui conosceva bene Cortina e l’amava, perché riusciva a lavorare tranquillo, perché mangiava bene da Rachele, perché il nostro barman Renato lo ascoltava per ore. Gli abbiamo dato la camera 107 che, da allora, è rimasta com’era ed è oggi intitolata a lui”. Marisa Manaigo, anima del mitico Hotel de La Poste, ha ricordato così la sosta del grande scrittore americano nel suo albergo.

Dal 1978 al 1987, all’Albergo Menardi, nella camera 223, trascorse le vacanze estive e invernali l’attore Renato Salvatori, amico della famiglia Menardi e indimenticabile interprete di pellicole come “I soliti ignoti” di Mario Monicelli e “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti.

Cremona. Al bancone del Negozio Sperlari si presentava regolarmente Giuseppe Verdi per scegliere e ordinare personalmente vini italiani ed esteri e dolciumi che si faceva spedire alla villa di Sant’Agata, vicino a Piacenza, che scelse come dimora stabile dal 1848 e dove compose le sue opere maggiori accanto alla compagna e poi moglie Giuseppina Strepponi.

Cuneo. L’8 maggio 1954, al banco del Caffè pasticceria Arione si presentò Hemingway in persona per comprare due chili dei celeberrimi Cuneesi al Rhum da portare alla moglie che era in vacanza a Nizza. Era stato il suo editore, Arnoldo Mondadori, a consigliargli quella sosta golosa sulla via per la Francia. E già che c’era, lo scrittore, per non smentirsi, prese anche un aperitivo.

Firenze. Novembre 1966. Quando girò per la Rai il documentario “Per Firenze”, splendida testimonianza della città nei giorni drammatici dell’alluvione, ogni sera il regista Franco Zeffirelli e Richard Burton, che era accompagnato da Elizabeth Taylor, erano al Ristorante Sabatini al tavolo “di terrazza” (il n. 15) che si affaccia sul giardino interno. Zeffirelli scelse la drammaticità di Burton come voce narrante in italiano per spiegare a tutto il mondo quale immane tragedia fu l’alluvione per la sua città.

Nella saletta con la vetrata liberty al Gran Caffè Giubbe Rosse, scoppiavano sempre le rumorosissime litigate dei Futuristi, con relativi ceffoni in nome dell’arte tra Marinetti e Soffici.

Una storica fotografia, scattata nel 1951, ritrae Papini, Soffici, Spadolini e Bargellini (mitico sindaco di Firenze durante l’alluvione del 1966) riuniti intorno a un tavolo sotto gli archi del Caffè ristorante La Loggia di piazzale Michelangelo.

Gardone Riviera (Brescia). Nel 1949, nelle due settimane a cavallo tra luglio e agosto, Winston Churchill scese al Grand Hotel Gardone e occupò la camera 310; la 316 venne riservata per eventuali ospiti, ma tutto il terzo piano, per sicurezza, venne tenuto a disposizione dello statista: 11 camere sul lago e 4 sulla strada nazionale! Churchill arrivò con una doppia scorta e con 44 bagagli al seguito, sparì subito in camera, tornò giù in ciabatte-vestaglia-e-sigaro e fece una nuotata a dorso nel lago, facendo impazzire i reporter che gli correvano dietro.

Genova. Il compositore Giuseppe Verdi, che dal 1874 al 1900 trascorse gli inverni a Genova in un appartamento a Villa del Principe con la moglie Giuseppina Strepponi, amava fare compere di persona e molto spesso si presentò alla Confetteria Romanengo di via Macelli Soziglia per scegliere le squisitezze che più gli piacevano. Della sua passione per Romanengo ha ci lasciato memoria in una lettera del 1881 all’amico conte Opprandino Arrivabene.

Lucca – Sesto di Moriano. L’attrice Paola Borboni, storica interprete del teatro italiano con una carriera straordinaria dal 1916 al 1994, che scandalizzò l’Italia nel 1925 con il primo seno nudo sul palcoscenico in “Alga marina” al Manzoni di Milano, e nel 1941 nel film “La cena delle beffe” di Alessandro Blasetti, frequentò spesso e molto volentieri l’Antica Locanda di Sesto negli anni Novanta del secolo scorso: amava stare al tavolo numero 7 nella sala principale.

Dagli anni Ottanta del Novecento, dopo ogni concerto che diresse al Teatro a La Scala, il maestro Claudio Abbado pranzò a uno dei tavoli d’angolo della sala delle colonne del Ristorante Boeucc. Per gli incontri ufficiali, sceglieva la saletta privata con il grande tavolo ovale.

Al bancone del Caffè Camparino, come era consuetudine tra gli artisti, amavano prendere l’aperitivo Marcello Nizzoli, Fortunato Depero e Marcello Dudovich, padri della moderna cartellonistica pubblicitaria e creatori delle più famose “réclame” dei primi anni del Novecento.

Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione, tra i fondatori del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e membro della Resistenza, negli Anni Cinquanta del Novecento amava sostare al Bar Gin Rosa a uno dei tavolini del dehors nella Galleria San Babila.

Ovunque vi mettiate al Bar Jamaica, al bancone o a un tavolino, occuperete il posto che fu di Camilla Cederna, Piero Manzoni, Emilio Tadini, Gianni Dova, Roberto Crippa, Bruno Cassinari, Ernesto Treccani, Lucio Fontana, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Benito Mussolini, Allen Ginsberg, Dino Buzzati, Ernest Hemingway, Enrico Baj, Dario Fo.

Frank Sinatra, nel 1986, occupò la favolosa suite dell’Hotel Principe di Savoia quando tenne il super concerto per l’inaugurazione del “PalaTrussardi” il 27 settembre, con un tutto esaurito e le prime 23 file tutte occupate da vip internazionali. Fu un evento, perché erano quasi 25 anni che non cantava in Italia e perché quel concerto diede il via a una nuova stagione di tournée di grandi star internazionali in Italia – interrotta dal 1981 a causa del terrorismo. Sinatra tornerà a Milano e nella sua suite nel 1989 e nel 1991 per l’ultima tournée in Italia.

Al Teatro Nuovo nel 1996, protagonista straordinario del testo teatrale “Ultime lune” e già molto sofferente, Marcello Mastroianni sedeva tutte le sere dopo lo spettacolo al tavolo d’angolo della seconda sala al Ristorante a Santa Lucia.

Montepulciano (Siena). Nell’affascinante Sala Grande del Caffè Poliziano, il regista Federico Fellini amava sempre sedersi nel salottino numero 2. Nell’agosto del 1992, Fellini, accompagnato dalla moglie Giulietta Masina, fu ospite particolare al Caffè Poliziano per inaugurare la mostra “I disegnatori de Il Grifo” (storica rivista che ha ospitato le opere dei più grandi artisti del fumetto) che riuniva splendide tavole originali di fumetti di Milo Manara, Danijel Zezelj, Andrea Pazienza e dello stesso Fellini.

Napoli. Al Ristorante La Bersagliera chiedete quale era il tavolo preferito di Totò, tra i maggiori interpreti del teatro e del cinema italiano, dove si fece riprendere mentre gustava spaghetti e spigola con un buon bicchiere di vino: il filmato venne diffuso, tra il 1953 e il 1954, nella “Settimana Incom”, il cine-giornale settimanale che veniva proiettato prima del film in tutte le sale cinematografiche fino al 1965. Totò non volle mai fare pubblicità per nessuno, ma fece questo regalo alla proprietaria Donna Emilia Del Tufo, per tutti “la Bersagliera”, e al figlio Agostino, con i quali, quando mangiava da solo, amava molto trattenersi a tavola per scambiare qualche chiacchiera.

Dal dopoguerra agli anni Sessanta del Novecento, l’attore Eduardo de Filippo, anima del teatro napoletano, amava mangiare al Ristorante Umberto: il suo tavolo era il 19 nella saletta con le tende. E spesso, quando recitava nel vicino teatro, chiedeva il pasto “da asporto” in scena, che gli veniva portato direttamente dalla famiglia Di Porzio.

Palazzolo sull’Oglio (Brescia). Nel mese di marzo 2000, l’Osteria della Villetta, nella veranda liberty, ha ospitato due fondatori del Movimento del Nouveau Réalisme: festeggiati dalla cultura italiana, a tavola c’erano il critico d’arte francese Pierre Restany e il pittore Mimmo Rotella, unico artista italiano tra i fondatori, in occasione dell’incontro memorabile tenuto al Teatro Sociale di Palazzolo, organizzato dalla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea e dedicato a questi due protagonisti del dibattito culturale tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Entrambi hanno lasciato una testimonianza alle pareti del locale.

Pavia. La suite 216 dell’Hotel Moderno era la preferita della famosa astrofisica Margherita Hack che, tra il 2004 e il 2009, fu spesso a Pavia per tenere una serie di conferenze presso il prestigioso Collegio universitario Ghislieri e l’Università.

Perugia. Negli anni Sessanta del secolo scorso, re Gustavo di Svezia entrò alla Pasticceria Sandri di Perugia, prese il suo caffè e la sua brioche, andò a sedersi a uno dei tavolini interni e, dopo la consumazione, riportò da solo al banco tazza e piattini e disse “Così si fa!”.

Pesaro. Il commediografo e scrittore Luigi Pirandello, alla fine degli anni Venti del secolo scorso, scese all’Hotel Vittoria e occupò la camera 306. Gli piaceva fermarsi sulla famosa terrazza dell’albergo davanti al mare, dove era solito ordinare il cocktail inventato dal barman Alfredo e da lui chiamato “Calcio di mulo” per la sua potenza devastante.

Pisa. Il poeta-vate Gabriele D’Annunzio scese più volte all’Hotel Royal Victoria, dove alloggiava sempre nella camera “17”, oggi rinumerata 202. La sua nota e notevole superstizione era molto anglosassone: considerava infatti portatore di sfortuna il numero “13”, che scriveva “12 + 1” e scrisse sempre l’anno 1913 come “1912 + 1”.

Ponte a Moriano (Lucca). Tra Otto e Novecento, il poeta Giovanni Pascoli spesso sostava a mangiare sotto il pergolato del Ristorante Erasmo (che allora era la trattoria “La presa dell’acqua”), poiché era proprio sulla strada che doveva percorrere quando, da Lucca, tornava alla sua casa di Castelvecchio di Barga. Fatevi dire dalla quinta generazione Lorenzo e Paola Marcucci quale è l’antica saletta dove sostava Marcello Mastroianni e lo scrittore e regista Mario Soldati mangiò con De Sica e la Lollobrigida.

Recco (Genova). Al tavolo di ardesia che oggi è all’ingresso del Ristorante Manuelina, negli Anni Venti Ernest Hemingway, allora corrispondente in Europa per il “Toronto Star”, assaporò salame e focaccia al formaggio insieme a Ezra Pound, alla sua compagna la violinistra Olga Rudge e al giovane medico rapallese Giuseppe Bacigalupo che, a bordo di una Fiat Torpedo, lo avevano incontrato con l’automobile guasta vicino a Recco, lo avevano soccorso e portato a mangiare con loro. Hemingway aspettando il meccanico alla Manuelina, incise il suo nome sul tavolo, debolmente visibile ancora oggi.

Al tavolo angolato nel salone delle feste del Ristorante Ö Vittorio, nella primavera 1950, sostò a pranzo il presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi quando presenziò la storica inaugurazione del nuovo palazzo comunale, ricostruito dopo la totale distruzione di Recco operata dai terribili bombardamenti del 1943-44.

Roma. Chiara Bedini e Rory Bruce, quarta generazione alla guida di Babington’s Tea Rooms ricordano che “malgrado la politica anti-inglese di Mussolini, per tutto il periodo fascista e anche durante la seconda guerra mondiale, Babington restò sempre aperta, con la sua insegna inglese ben evidente e i solidi caratteri in bronzo su una targa di romanissimo travertino. Paradossalmente da Babington accadeva di incontrare gerarchi e uomini politici in prima sala mentre la terza sala, dietro l’angolo, a pochi tavolini di distanza, ospitava l’intelleghenzia antifascista (che entrava ed usciva dalla cucina)”.

Al Caffè Greco, nel 1906, il mitico Buffalo Bill venne fotografato al penultimo tavolino a destra della saletta Omnibus. Ma, tra i mille personaggi celebri che hanno frequentato il Caffè tra i più famosi del mondo, fatevi dire quale era il tavolino dove sedeva il pittore Giorgio de Chirico, che abitava vicinissimo, affezionato e sempre puntuale a mezzogiorno per l’aperitivo, schivo, con un po’ di lapis in tasca, con i quali realizzava veloci disegni per i clienti e i camerieri per avere qualche banconota in più da spendere: la seconda moglie Isabella Far, preoccupata per la grande distrazione dell’artista, lo faceva infatti uscire con i soldi contati per una sola consumazione al Greco!

San Candido (Bolzano). Nel mese di agosto 1989, l’Hotel Cavallino Bianco, nella suite Schloss Tirol ha ospitato Giovanni Spadolini, politico, giornalista e saggista, tra i maggiori studiosi della storia d’Italia tra Otto e Novecento e per questo anche presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, fondato da Benedetto Croce.

San Polo di Piave (Treviso). Nel giugno del 1918, durante la prima guerra mondiale, quando era volontario come autista della Croce Rossa di stanza a Villa Ca’ Erizzo, sul Brenta, Ernest Hemigway scoprì la Locanda Gambrinus: gli piaceva andare sulla terrazza della sorgente del fiume Lia, dove inzuppava pane casereccio nel vino Raboso Piave e dove amava parecchio anche il liquore Elisir del Gambrinus.

S. Agnello di Sorrento (Napoli). Sigmund Freud, dalla camera 114 del Grand Hotel Cocumella, dove soggiornò una settimana con il fratello Alexander, il 3 settembre 1902 scrisse una lettera alla famiglia descrivendo il bellissimo parco dell’albergo, tra pini, alberi d’arancio e di limone, e lo straordinario paesaggio del Golfo di Napoli che poteva ammirare dalla terrazza: “L’insieme è magnifico. Impossibile muoversi per andare a vedere altri paesaggi”.

Sant’Andrea in Percussina – San Casciano Val di Pesa (Firenze). Niccolò Machiavelli in persona, nella celebre lettera all’amico Francesco Vettori del 10 dicembre 1513, racconta come trascorre la giornata da esiliato nei suoi possedimenti di Sant’Andrea in Percussina, dove lo confinarono i Medici accusandolo di congiura e dove scrisse il trattato di politica “Il Principe”, dedicandolo poi a Lorenzo il Magnifico per cercare di riavere l’incarico di segretario della Repubblica: narra con particolare compiacimento dei pomeriggi trascorsi fino a sera all’osteria – che era di sua proprietà e che oggi è il Ristorante Albergaccio – giocando a cricca e a tricche-trach con l’oste, il beccaio, il mugnaio e due fornaciai.

Santa Margherita (Genova). Guglielmo Marconi, nel 1933, quando trasmise dalla terrazza del Grand Hotel Miramare, per la prima volta nel mondo, segnali radio telegrafici e radio telefonici, alla distanza di 150 chilometri, per mezzo di microonde di 60 cm, alloggiò nella suite 105, che oggi porta il sui nome. Lo scienziato fece del Miramare la sua sede di rappresentanza dove riceveva amici e personalità.

Sirmione (Brescia). Tra il 1955 e il ’58, nelle soste tra le tournée, il soprano Maria Callas si rifugiò qualche volta nella bella villa del marito Giovanni Battista Meneghini, nel centro storico; la si vedeva di frequente prendere un Campari soda al Caffè Grande Italia ed era sbocciata una bella amicizia con i proprietari, la famiglia Pagiaro: il suo tavolino era nell’angolo a sinistra della sala da the, dove spesso lavorava sugli spartiti in compagnia dei tenori Corelli e Di Stefano.

Sorrento (Napoli). Il celebre cantante Lucio Dalla, nel 1986, era ospite al Grand Hotel Excelsior Vittoria: sulla grande terrazza sul mare della sua suite al quinto piano del Palazzo Rivale, ricordando un famoso ospite del passato, ebbe l’ispirazione e compose “Caruso”, canzone che fece il giro del mondo anche con la voce del tenore Pavarotti. La famiglia Fiorentino ha dedicato all’amico scomparso l’”Appartamento Lucio Dalla” – suite Dalla e junior suite 547: c’è il pianoforte che suonava, ci sono i suoi dischi originali e, soprattutto, le sue musiche.

Stresa (Verbania). Al Grand Hotel des Iles Borromées la “Suite Hemingway” (camere 104, 105 e 106) dove lo scrittore americano soggiornò nel 1948 firmandosi sul libro d’oro “un vecchio cliente”: amava moltissimo questo albergo perché, giovanissimo, aveva trascorso qui la convalescenza per una ferita di guerra nel 1918 – quando era volontario della Croce Rossa – e sulla sua terrazza aveva iniziato a concepire parti di “Addio alle armi”, rendendo immortali l’hotel e il lago che lo avevano affascinato.

Torino. Al Caffè al Bicerin il tavolino sotto l’orologio era il preferito di Camillo Benso, conte di Cavour, ministro del Regno di Sardegna e poi primo presidente del Consiglio del Regno d’Italia: le domeniche in cui accompagnava il re e la regina alla messa alla Basilica della Consolata, sedeva qui perché era la posizione ideale dalla quale poteva controllare quando reali stavano per uscire dalla chiesa e andar loro incontro per riaccompagnarli al Castello.

Negli Anni Novanta del Novecento, al Ristorante Porto di Savona, lo scrittore Mario Soldati aveva il suo tavolo nell’angolo della mini saletta adiacente l’ingresso, dove poteva fumarsi il sigaro senza suscitare le ire di troppi commensali.

Tremezzo (Como). Il Grand Hotel Tremezzo ha dedicato alla “Divina” la splendida Suite Greta Garbo, dove l’attrice alloggiò negli anni Trenta del Novecento, circondata dalla sua leggendaria riservatezza. La Garbo amò molto l’albergo e Tremezzo, che citò nel film “Grand Hotel” del 1932.

Trieste. Tra il 1910 e il 1912, quando abitava proprio di fronte in via Barriera Vecchia, al banco della Pasticceria Pirona si presentava personalmente James Joyce per scegliersi i liquori e i vini che gli piacevano.

Il tavolo nell’angolo più remoto del Caffè Tommaseo, intorno al 1848 – l’anno della rivolta contro l’impero austriaco – era il preferito del poeta istriano Pasquale Besenghi degli Ughi, considerato “la più alta e libera voce di poesia romantica che sia allora risuonata nella Venezia Giulia” come ricorda lo storico Giovanni Quarantotti.

Venezia. La camera 243 dell’Hotel Ala è dedicata alla contessa Maria Tarnowska, la scaltra avventuriera che, all’inizio del Novecento, fece uccidere il promesso marito conte Pavel Kamarowsky per impossessarsi del suo ingente patrimonio; scoperta e processata, la giovane contessa fece così scoppiare l’”Affare dei russi”, che scoperchiò la scandalosa e viziosa vita della nobile comunità russa a Venezia, polarizzando la morbosa curiosità di tutta Europa. La camera è proprio nella zona dell’antico Palazzo Maurogonato – che oggi fa parte dell’albergo – dove alloggiava il conte quando venne ferito a morte dal giovane amante della contessa, da lei soggiogato e istigato a sparare al più anziano rivale.

Nel 1877, lo scrittore John Ruskin, autore di “The Stones of Venice”, alloggiò nella camera numero 2 dell’Hotel La Calcina, che allora era pensione.

Nella camera numero 10 dell’Hotel Danieli, nel 1834 si consumò la tormentata e scandalosa (per i tempi) passione tra George Sand, pseudonimo della trasgressiva e mascolina scrittrice francese Amantine Lucile Dupin – che si vestiva da uomo e fumava il sigaro – e l’aristocratico e fragile poeta e scrittore Alfred de Musset.

Nella Sala del Senato del Caffè Florian, nel 1890, un gruppo di intellettuali concepì l’idea di creare la Biennale, la prestigiosa esposizione internazionale d’arte a Venezia, che venne inaugurata nel 1895: erano il poeta e sindaco di Venezia Riccardo Selvatico e i suoi amici Antonio Fradeletto, senatore del Regno d’Italia e saggista, e Mario de Maria e Augusto Cézanne, pittori e architetti.

Il compositore Richard Wagner, come ricorda la scultura lignea di Vincenzo Cadorin, dal 1879 al 1883 frequentò il Caffè Lavena meditando e scrivendo: sedeva nell’angolo destro della loggia al primo piano e dalla finestrina osservava la Basilica, il Palazzo Ducale e la gente in piazza San Marco per trarne ispirazione: qui ultimò il duetto d’amore del secondo atto di “Tristano e Isotta” e lavorò al Parsifal. Alle cinque del pomeriggio, arrivavano la moglie Cosima e i figli per un tè, un cognac e i biscottini, che il proprietario Carlo Lavena produceva nei tre forni del Caffè Lavenino, in calle Frezzaria.

Lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges amava profondamente Venezia e, tra il 1962 e il 1965, era solito scendere all’Hotel Londra Palace nella suite che oggi porta il suo nome. Prima di lui, è da ricordare il compositore Tchaikowsky che, nel 1877, come ricorda una targa, completò i primi tre movimenti della “Sinfonia n. 4” durante il suo soggiorno nella camera 106 dell’albergo, che allora si chiamava Beau Rivage.

Nel 1881 lo scrittore Henry James fu ospite nella camera 47 della pensione che oggi è l’Hotel Ristorante Wildner. “Ho alloggiato alla Riva, quarto piano. La vista dalla mia camera era ‘una bellezza’; la laguna scintillante, i muri gialli di San Giorgio, le isole in lontananza, il continuo movimento di gente sulla banchina, le gondole. Qui ho scritto, diligentemente ogni giorno e ho finito – virtualmente finito – il mio romanzo” ha lasciato scritto James alludendo alle distrazioni che gli resero arduo terminare, in quella camera, il romanzo “Ritratto di una signora”.

Venezia Lido. Marcello Mastroianni, nel 1985, quando girò a Venezia una parte del film “Le due vite di Mattia Pascal” di Mario Monicelli, tratto dal romanzo di Pirandello, soggiornò quasi un mese nella tranquillità fiabesca dell’Albergo Quattro Fontane: occupava la camera “ai Nani” della dépendance La Barchessa, dove ogni camera porta il nome di una villa veneta.

Verona. Lo scrittore Ernest Hemingway, nel 1948-49, periodo in cui stava scrivendo a Venezia “Di là dal fiume e tra gli alberi” e si recava a Verona per incontrare l’editore Arnoldo Mondadori e l’editore-stampatore Giovanni (Hans) Mardersteig, era spesso al Ristorante 12 Apostoli: amava sostare nell’angolo della saletta dove oggi è riprodotta la sua firma. Il pianista Arturo Benedetti Michelangeli, tra il 1975 e l’85, s’incontrava spesso ai 12 Apostoli al tavolo entrando a sinistra, quando sostava mesi a Verona a studiare in solitudine nella casa in collina della famiglia Toledano, amici dei fratelli Gioco, titolari del ristorante.

Villafranca (Verona). Nella terza saletta, a sinistra vicino all’antico banco di esposizione, il Caffè Fantoni conserva i due tavolini più antichi, col piano in marmo e la base in ghisa, dove sedevano Trilussa, Fogazzaro e dove il filosofo Rensi scrisse il suo saggio filosofico “L’irrazionale, il lavoro, l’amore”.

Lugano (Svizzera). Nella bellissima Sala cenacolo del Grand Café Al Porto – dove si può prenotare anche per un indimenticabile tête-à-tête – il 3 marzo 1945 si riunirono a tavola i cinque uomini che salvarono l’Italia dalla famigerata “Operazione terra bruciata”, l’apocalisse di Hitler, con cui i tedeschi avrebbero raso al suolo l’Italia prima di abbandonarla se avessero perso la Seconda Guerra mondiale. Allora il locale era il Ristorante Bianchi; l’operazione in codice venne chiamata “Sunrise”. E in questa sala, il ricco uomo d’affari e patriota barone Luigi Parrilli, il professor Max Husmann, direttore di un collegio zurighese ma in realtà consulente dello spionaggio elvetico, e il maggiore Max Waibel, comandante, a Lucerna, del centro raccolta notizie dalla Germania e dall’Italia del controspionaggio, convinsero il tenente Guido Zimmer, capo del controspionaggio tedesco a Milano, e soprattutto il colonnello delle SS Eugen Dollmann, che rappresentava il generale Wolff capo delle SS in Italia e il maresciallo Kesserling, comandante supremo in Italia, a non eseguire il terribile ordine di Hitler qualora fosse arrivato. E così fu.

La suite 107 è la più regale dell’Hotel Splendide Royal perché nel 2005 qui ha dormito nientemeno che sua altezza reale il principe Filippo, duca di Edimburgo, ospite d’onore al “Panda Ball”, che ebbe luogo nell’albergo, la grande serata di gala organizzata ogni anno dal Wwf per raccogliere contributi in favore dell’ambiente, durante la quale ha conferito la prestigiosa “Duke of Edinburgh Conservation Medal”.

New York (Stati Uniti). Il tavolo più presidenziale del Barbetta Restaurant è il numero 23, dove nel mese di dicembre 2012 ha mangiato l’ex presidente americano Bill Clinton con la moglie Hillary quando era Segretario di Stato, e la figlia Chelsea con il marito. Ma da Barbetta incontravi anche Nixon, Ford…

Il tavolino preferito di Al Pacino al Caffè Reggio è all’esterno, il primo a sinistra della porta d’ingresso, dove è stato anche ritratto in una foto del 1989 mentre legge.