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L’infinito lockdown del ristorante dei vip: mai riaperto. “Ma torneremo entro Natale”

La «Buca di S.Francesco», ristorante di re e regine, Charlot e Truman resta sbarrato. «Tante difficoltà ma ripartiremo». (Nella foto il compianto Mario De Filippis)

Mario De Filippis

Mario De Filippis

Arezzo, 30 settembre 2020 – Lo sguardo felice di Harry Truman dietro gli occhiali, mentre sbuca dalla scaletta della «Buca di San Francesco» rischia di appannarsi. La scaletta c’è ancora ma collega la piazza ad una porta chiusa. Chiusa da mesi.Il ristorante dei re e dei vip non ha più riaperto dopo il lockdown. Tutti gli altri, chi con fatica e chi di slancio, si sono rimessi in pista: parecchi grazie alla possibilità di poter «apparecchiare» tutte le strade davanti, gratis perfino. La «Buca» no.

O almeno non per ora. «Non molliamo, stiamo lavorando e progettando per un grande rilancio» è quello che filtra dalla famiglia De Filippis, Davide e Barbara, gli eredi di babbo Mario e di una storia incredibile. Ma se un ristorante resta troppo chiuso, ogni giorno in più pesa come un macigno. «E’ vero e per questo ci siamo presi l’impegno di ripartire entro Natale». A confermarlo per loro c’è Daniela Santoro, alla quale la famiglia si affida per dare le risposte giuste nella fase più delicata della loro storia.

E che non sfugge a chi li conosce. «Ma la Buca?»: è la domanda che rimbalza nelle telefonate ai giornali così come dai residenti della zona. Perché anche chi non c’è mai entrato fa fatica a vedere quel portoncino sbarrato, sapendo chi via via ci sia passato. Da Charlot a Benigni, da Salvador Dalì al re di Svezia Gustavo, dalla regina di Danimarca a Raf Vallone: o a nomi meno luminosi ma popolari del cinema italiano, come Tiberio Murgia, la cui foto è con le altre nella bacheca interna al locale.

«Stiamo cercando le soluzioni migliori». E’ chiaro che per loro la possibilità di sfruttare l’esterno, almeno sulla strada, è minima, gli spazi sono stretti e la via in pendenza. «Però dovremmo realizzare una pedana che agevoli i clienti». Magari sarà complicato poterla sfruttare per la riapertura: un po’ come tutti i colleghi, che i tavoli a cielo aperto li hanno moltiplicati e ora si chiedono con il freddo come poterne fare a meno.

«Ma è chiaro che le normative non hanno considerato tutto, e forse neanche potevano farlo: in particolare i locali storici come il nostro hanno caratteristiche diverse da tutti gli altri e che adegui a fatica con le regole Covid». Però assicurano che una strada la stanno trovando, a cominciare dalla depurazione del’aria e dalle altre misure di sicurezza. E anche qualcosa di più, che si tengono nella manica per lasciarsi un effetto sorpresa.

Lavorando un po’ sui metri, come le scuole e gli autobus, e un po’ sulla proposta, per rinnovarla rispetto al passato. In giro è almeno a memoria l’unico locale a non aver riaperto dopo il lockdown. Piccolo, quasi come gli ex libris che babbo Mario, scomparso due anni fa, regalava orgoglioso ai clienti. Lo stesso Mario che in un baciamani proprio alla regina di Danimarca si ritrovò involontariamente a darle una testata alla Fantozzi, avendo entrambi chinato il capo nello stesso istante.

Ricordi che in genere si sono incrociati con il presente ma che da marzo sembrano rimasti l’unica traccia di una lunga storia. E che è di fronte alla scommessa più difficile: regalare un futuro a quei volti in bacheca, alle foto dei vip del passato, agli occhiali lucidi di Harry Truman.

 

Rassegna stampa – Locali storici d’Italia : 30.09.20  Visualizza immagine di origine  – AREZZO