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Le pasticcerie più svizzere

Sandri di Perugia è l’ultima storica pasticceria tuttora guidata dagli eredi degli oltre 100 pasticceri svizzeri che, nel 1800, scesero in Italia in cerca di fortuna e aprirono laboratori e negozi divenuti “miti” della dolce arte.

Caffè Elena

Luogo di antichi romanticismi, amato anche da Cesare Pavese: è il Caffè Elena di Torino, affacciato su Piazza Vittorio Veneto ed ospitato nell’Ottocentesco palazzo progettato dall’architetto Giuseppe Frizzi. Qui – tra i tavoli dal piano in breccia rossa, le boiseries e gli specchi – si sente ancora il profumo del vermouth di Giuseppe Carpano, che tra il 1889 e il 1902 perfezionò quell’elisir di vino bianco ed erbe creato nel Settecento dal suo avo Antonio Benedetto. L’arredamento e l’atmosfera discreta del primo Novecento sono immutati, da 130 anni a questa parte: questo caffè è ancora oggi il luogo dove la gente si incontra e la concezione del tempo sembra non esistere, dalle torte della prima mattina fino ai signature cocktail della tarda serata.

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Relais dell’Orologio

Pioniere del turismo internazionale nella città della Pendente, nacque come “Locanda Campostrini” nel cinquecentesco palazzo Ca’ Giannini, ricavato dall’unione di alcune case-torre, tipiche costruzioni pisane del XIV secolo. In una di queste si racconta che dimorò il conte Ugolino della Gherardesca. L’albergo, è particolarmente raffinato e conserva affreschi medioevali e preziose tracce del convento che qui aveva sede ai tempi di Lorenzo il Magnifico.

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Pasticceria Pirona

Nacque dall’estro di Alberto Pirona dispensando confetture,
dolci fini, frutta in conserva, galanterie di zucchero, paste e
biscottini, nonché liquori e vini scelti. Quest’ultimi apprezzatissimi
da James Joyce durante la sofferta creazione di “A Portrait of the
Artist as a Young Man”. Frequentata da letterati e artisti, come il
compositore Antonio Smareglia che abitava accanto, è divenuta
una frequentatissima istituzione, che tiene alta la grande
tradizione pasticcera di presnitz, pinza, putizza, mandorlato,
fave triestine, marzapane. Vetrine, arredi e scritte con la linearità
liberty dei primi del Novecento.

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Grand Hotel Parker’s

Da un secolo e mezzo la storia a Napoli sosta qui. Da Vittorio
Emanuele II, a Lenin, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, alle
mitiche star di Hollywood. Comando provvisorio degli Alleati, ai
nostri giorni ha ospitato la delegazione russa con il presidente
Eltsin. Conserva – perfettamente restaurati – la facciata Liberty, i
raffinati ambienti e gli arredi del glorioso passato, con una
biblioteca storica di 700 volumi tra Otto-Novecento.

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PALACE GRAND HOTEL VARESE

Liberty tutto originale, capolavoro dell’architetto Sommaruga,
è avvolto in un parco sul Colle Campigli con vista sui laghi e fino
al Monte Rosa. Edificio, pensiline d’ingresso, hall con finestre alte
sette metri, saloni, bar, ristorante, lampadari, appliques, affreschi,
fregi, ferri battuti e scale in marmo e legno sono un tuffo nella
Belle Epoque. Guglielmina d’Olanda vi passò un mese, Umberto
di Savoia sostò quand’era ospedale militare di guerra, Tamagno
vi giocò a scopa con Mascagni e Puccini, re Faruk scendeva con
donne da favola, Nureyev fece impazzire con i suoi capricci.

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Osteria Il Governo 1801

Le quattro cifre dell’anno 1801 sono ancora incise nel granito del portone d’ingresso, accanto alle iniziali di Francesco Bazzoni, oste dell’epoca. Da allora le mura magiche dell’Osteria il Governo raccontano la storia di un’epoca lontana, fatta di carbonai e moti libertari. Qui Silvio Pellico passò la sua ultima notte di libertà, tra i sogni di grandi uomini che volevano fare l’Italia. E qui, oggi come allora, si può godere della semplicità di un tagliere di salumi e formaggi sotto il pergolato del giardino, oppure gustare il menù sempre rinnovato dello chef Roberto. Qualche anno fa Pietro Giuseppe Bazzoni, settimo discendente diretto del fondatore, ha riscoperto la storia di questo luogo dove ogni cassetto e ogni fotografia ci parlano più di un libro di storia.

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Hotel Locarno

A due passi da via Margutta e dal più antico laboratorio litografico del mondo, l’Hotel Locarno porta nel nome l’origine svizzera dei primi proprietari. Fondato nel 1925, da allora nasconde nelle sue stanze un legame indissolubile con l’arte e la cultura. In queste stanze intrise d’Art Nouveau sono stati scritti libri e film, e qui hanno passato notti agitate Chaplin e la Dietrich, Kerouac e Borges. Abbandonato dopo la Guerra, quando passò dai nazisti agli americani, fu acquistato negli anni Sessanta dalla decoratrice d’interni Maria Teresa Celli. Al timone oggi c’è sua figlia Caterina Valente, che ha da poco portato a termine certosini lavori di ristrutturazione. “Cambiare tutto per restare se stessi”: è questo il Credo del Locarno, dove si respira il fascino di un’epoca senza tempo.

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Ristorante Poldino

Dai Medici a Napoleone, passando dai Savoia e dai Presidenti della Repubblica Italiana: nella tenuta di San Rossore si trova traccia di tutta la storia del nostro Paese. E qui, a pochi chilometri da Pisa, si trova ancora un baluardo della tradizione enogastronomica toscana. Da tre generazioni, infatti, al Ristorante Poldino si possono gustare le migliori specialità regionali, nelle quali i colori ed i profumi della Tenuta si fondono con i sapori di pietanze dal gusto inconfondibile. Cinghiale e daino, pecorino e miele di spiaggia sono alla base della cucina del Poldino, da scoprire all’interno di uno storico edificio del XIX secolo.

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Ristorante Taverna Rovita

Il tempo non ha fretta nella “Città delle 44 chiese”. E anche alla Taverna Rovita possiamo assaporare il gusto dei dettagli, perdendoci tra le piastrelle settecentesche del caminetto e le travi originali del soffitto. Prima Frateria, poi Taverna e infine luogo d’eccellenza dove scoprire le emozioni della cucina lucana, oggi il locale si trova in uno dei vicoli più suggestivi di Maratea. E tutto qui ci invita alla calma, a partire dai sette tavoli fino alle ceramiche dei maestri artigiani esposte nella saletta. La visita più significativa resta quella di Guttuso, che alla Taverna Rovita ha dedicato un quadro. E poi c’è la titolare Mariastella Gambardella, che ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei migliori piatti della cucina locale.

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Ristorante Giannino dal 1899

Una fiaschetteria con cucina. Questo era Giannino all’inizio della sua storia, quando Milano non era una metropoli e il jet-set internazionale era ancora lontano. La fama di questo ristorante inizia tra Otto e Novecento e cresce costantemente, durante una storia che in oltre 120 anni lo ha portato a diventare una delle icone del panorama gastronomico meneghino. Tra le visite più illustri quelle di Gregory Peck e Maria Callas, di Grace Kelly e Ian Fleming. La recente ristrutturazione, sotto l’attenta supervisione del titolare Antonio Fantini, ha saputo riportare l’eleganza quasi aristocratica di un tempo. E raffinatezza e discrezione sono tornate a regnare nelle sale di Giannino.

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