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«Il nostro Savini? È nato in Granaio»

«Il nostro Savini? È nato in Granaio»

Dietro la costruzione di un’impresa familiare c’è spesso la storia di una scalata fatta di intuito, fatica e abilità. È questa anche la storia della famiglia Gatto che oggi controlla il Savini group, un brand che per i milanesi (e non solo) rievoca uno tra i locali più storici e noti d’Italia: ai suoi tavoli si sono seduti Verdi e Puccini, Mascagni e Toscanini, Verga e D’Annunzio, la Duse e Maria Callas, persino Marinetti che qui firmò il celebre Manifesto del movimento Futurista. Anche la storia della famiglia Gatto parte da lontano, da un ragazzo siciliano che negli anni ‘60 arriva a Milano (come altre migliaia di emigranti) e inizia a lavorare dietro il bancone di un bar: anni di albe e nottate per riuscire a rilevare il locale e poi scoprire il talento della gestione. «Mio padre era proprio bravo a valorizzare ogni locale che comprava — ricorda con fierezza Sebastian Luca Gatto, ceo del Savini Group — grazie alla sua abilità ci siamo specializzati nella gestione di bar e caffetterie. Ma col tempo bisognava misurarsi con un salto di qualità e provare a coniugare la nostra conoscenza nel settore delle caffetterie con una ristorazione made in Italy. Così nasce il marchio Granaio caratterizzato da un servizio di ristorazione e di caffetteria informale, proprio cercando di creare un perfetto equilibrio tra l’anima ristorativa e l’anima della tradizionale caffetteria italiana». Adesso i ristoranti Granaio sono sei: quattro tra Milano e Brianza e due a Londra.

Il sistema integrato

Il gruppo italiano nella capitale inglese è presente anche con tre punti vendita all’interno di altri locali mentre a luglio di quest’anno, ha rilevato un rooftop in Leicester Square. Non a caso nel 2018 il fatturato di Savini group è salito a 45 milioni con un numero di dipendenti (tra Italia e Inghilterra) di 500 persone. Il famoso «salto di qualità» però è arrivato quando è stato messo a punto un sistema integrato di produzione. «Nel 2015 abbiamo realizzato a Concorezzo uno stabilimento di circa 4.800 metri quadrati in cui sono prodotti tutti i semilavorati distribuiti nei diversi punti vendita del gruppo e a operatori e distributori terzi — spiega il ceo — .A poco più di 4 anni dall’apertura, il centro produce all’incirca 400 referenze che spaziano dal dolce al salato, dal gelato alla pasta fresca, dai sughi ai croissant in un mix di prodotti che garantisce il presidio di oltre il 70% dell’offerta dei punti vendita. Questo ci permette di fare economia di scala e garantire uniformità e qualità delle nostre materie prime e dei nostri prodotti. Si tratta di un sistema che contiamo di esportare al più presto su scala internazionale magari negli Usa dove siamo già fornitori di alcune catene di ristorazione». La realizzazione dei sogni imprenditoriali però passa sempre dalle proprie idee o dagli obiettivi iconici. E per la famiglia Gatto il sogno imprenditoriale si chiamava Savini, il ristorante aperto, nella sola location di Milano, dal 1867, anno in cui è stata inaugurata la Galleria Vittorio Emanuele II.

Il sogno

Quando il gruppo ha avuto le spalle forti, il sogno è stato realizzato. «Ci sono voluti alcuni anni di trattative — ricorda Gatto — ma nel 2008 ci siamo riusciti. Oggi il Savini ha due anime che convivono perfettamente grazie al fascino di un’atmosfera senza tempo: il caffè bistrot composto da una lounge interna e da dehors e il ristorante situato al primo piano suddiviso come sempre in due sale (la sala delle prime e la sala Toscanini). Il locale, tra eleganti arredi d’antan e luci soffuse vuol mantenere romanticismo e massima riservatezza, persino quel tavolo «7» dedicato a Maria Callas dove si racconta che la divina amasse trascorrere le sue serate milanesi dopo le esibizioni alla Scala. La cucina del ristorante, affidata allo chef Giovanni Bon, cerca di accompagnare il nostro cliente in un’esperienza gastronomica d’alta cucina italiana, in un ambiente prestigioso, dall’atmosfera sofisticata. Una selezione di piatti, a metà tra esperimento e tradizione, che permetta di assaporare appieno l’atmosfera della città che non dorme mai». Ma sa realizzare i sogni.

Rassegna stampa – Locali storici d’Italia, Corriere della Sera 01/10/19

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