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Il mito di Cova, due secoli al caffè con Garibaldi e Maria Callas

La storia del locale-icona nel cuore di Milano: creato nel 1817, ha avuto tra i clienti abituali le più grandi personalità dell’arte e della politica.

Oltre duecento anni di caffè, cappuccini, tè, panettoni, cioccolatini, pasticcini e aperitivi, sempre serviti con antico garbo e discrezione.
È la storia di Cova, il caffè-istituzione nel cuore di Milano creato nel 1817 dal ventitreenne Antonio Cova, intraprendente ufficiale napoleonico in congedo, figlio di due salumieri. Un locale storico (oggi di proprietà del marchio francese del lusso Lvmh, quello di Louis Vuitton) dove andavano Verdi, Puccini, Toscanini e Mascagni, prima o dopo i loro spettacoli alla Scala, e fu scelto come sede di incontri politici da Mazzini e Garibaldi, visitato da Marlene Dietrich, Luchino Visconti e Maria Callas, amato da Ernest Hemingway. Il quale, oltre ad aver passato ore ai suoi tavoli di frassino ungherese, citò il locale in Addio alle armi.

Il mito di Cova, due secoli al caffè con Garibaldi e Maria Callas

Di storie da raccontare la pasticceria milanese ne ha parecchie e ora lo fa nel volume Cova (Assouline, pp. 174, dollari 60, in inglese, disponibile da oggi on line). Fotografie d’autore firmate da Giovanni Gastel, documenti d’epoca e testi di Paola e Daniela Faccioli e Alain Elkann raccontano due secoli di storia di questo leggendario locale, nato in un palazzo d’angolo di fronte alla Scala, distrutto dalle bombe della seconda guerra mondiale e rinato nel 1950 in via Montenapoleone, in un palazzo costruito nel 1782 su progetto del Piermarini.

Il mito di Cova, due secoli al caffè con Garibaldi e Maria Callas

Il libro, curioso e anche un po’ irriverente, non disdegna di raccogliere vecchie leggende, come quella sulla contessa Julia Samoilova, già amante dello zar Nicola I, che pare acquistasse grandi quantitativi di latte per il bagno mattutino che rivendeva proprio a Cova, per farne cappuccini con un malizioso valore aggiunto.
Fake news ottocentesche? Sembra proprio di sì. È realtà invece che la pasticceria abbia ospitato al primo piano i cospiratori risorgimentali e al piano di sotto gli ufficiali di Josef Radetzky.
Nel 1848, durante le Cinque Giornate, davanti al caffè venne eretta una delle 1.700 barricate di Milano con a capo proprio Antonio Cova. E il 21 marzo, mentre si progettava l’assalto al Palazzo del Genio, una palla di fucile si andò a conficcare in un grande specchio del locale. Cova pensò bene di non farlo riparare. Fece solo mettere la targhetta “21 marzo 1848”. Un’altra voce vuole che il 14 maggio 1884, a una cena dopo La signora delle camelie, il librettista di Verdi Arrigo Boito abbia incontrato qui Eleonora Duse: un colpo di fulmine che, si narra, fu l’inizio di una relazione rimasta a lungo segreta.