Roccaforte di italianità contro l’Austria, nelle sale del Caffè Dante di Verona si ammirano ancora oggi i medaglioni con i protagonisti del Risorgimento.
La prima licenza del 1837 è a Giovanni Squazzoni; nel 1860 divenne Caffè Capobianco e poi “Dante” nel 1865, quando Verona eresse il monumento al poeta per rivendicare la sua italianità contro l’Austria. Istituzione culturale, civile e patriottica, era detto “ròcolo de le ciàcole” e “Parlamentino” perché era il cuore della città dove si tenevano tutti gli incontri. Tra professori, avvocati, senatori, lo frequentarono i poeti Pindemonte, Zanella, Barbarani; il drammaturgo Simoni, il giornalista Fraccaroli, il maestro Mascagni, l’antropologo Lombroso. Finemente restaurato è ristorante e caffè di classe.