Fondata dai maestri confettieri e pasticceri Stratta e Reina, è un’istituzione per tutti coloro che amano i dolci e, soprattutto, le caramelle. Al Museo di Santena sono preziosamente conservate fatture intestate al conte di Cavour e da lui vistate per forniture in occasione di ricevimenti al Ministero degli Esteri. Fornitrice della Real Casa Savoia e premiata con innumerevoli onorificenze che fanno bella mostra sulle antiche scatole esposte, è un gioiello ottocentesco che conserva, splendidamente restaurati nel 2010, ambienti, arredi in stile carloalbertino e facciata originale in legno.
Lire 2.547 e 60 centesimi per 29 chili di marron glacés, 18 di sorbetto, 37 di frutti caramellati, paste, confetture e meringhette: era un memorabile conto di Stratta pagato dal conte di Cavour nel 1860 per un ricevimento al Ministero degli Esteri.
Sono probabilmente le uniche caramelle ripiene al mondo ancora interamente fatte a mano. La ricetta è quella originale del 1836; la lavorazione prevede tredici passaggi controllati e le caramelle vengono incartate con una macchina semi-automatica del 1933 prima di colorare le vetrine del locale con le loro carte dai toni pastello. Le caramelle Stratta vantano oltre trenta varietà di gusti tra quelle ripiene e quelle dure: tredici ripiene di frutta e due di menta, altrettante varietà dure oltre alla vaniglia e altre rarità. Si tratta di una caramella colata, tecnica che garantisce al croccante guscio di zucchero una traslucenza che permette di intravedere la goccia di confettura di frutta racchiusa all’interno. La confettura di frutta è cotta con una lavorazione particolare di modo che, quando la caramella viene sciolta in bocca, si percepisca un poco di amarognolo in contrasto al guscio di zucchero. Le caramelle Stratta sono leggermente grandi per i criteri “moderni”, ma ciò è dettato dalla lavorazione a mano, una caratteristica che rende il prodotto insostituibile. (Francesca Pasini)
Dal 1959, quando la sua famiglia rilevò l’attività di Stratta, Adriana Monzeglio si dedicò al negozio, mentre le sorelle curavano il banqueting. A lei e al suo gusto si deve questa delicatissima e raffinata torta, che ormai da decenni vanta estimatori e viene spesso utilizzata anche per i ricevimenti nuziali: pan di spagna con farcitura di crema all'uovo "Adri", fragole, lamponi e un velo di passata di lampone, completata da una spolverata di zucchero a velo. (Francesca Pasini)
I gianduiotti Stratta, morbidi e delicati al gusto, sono il risultato di un’attenta lavorazione e di materie prime selezionate. Come doveva essere nel 1867, quando il "Giandujotto" nacque a Torino in occasione del Carnevale, prendendo il nome dalla maschera torinese "Gianduja". La ricetta utilizzata è molto antica e invariata da sempre e rispetta le tre variabili che distinguono un giandujotto di qualità: il tipo di nocciola, la percentuale di nocciole e il tipo di massa di cacao utilizzati. Viene usata solamente la nocciola tonda gentile Trilobata del Piemonte i.g.p., in una percentuale molto alta e trattata con una tostatura chiara. La tostatura chiara fa sì che il gusto sia molto delicato, che non ci sia un retrogusto “amaro” e, al contempo, implica che venga utilizzata una percentuale alta di nocciole affinché il loro gusto non venga coperto dal cacao. Le masse di cacao utilizzate provengono esclusivamente da zone con produzione di alta qualità: cacao dal Sud America e burro di cacao dall’Africa. Gli aromi sono banditi dalla ricetta e, poiché la nocciola è un frutto, può capitare che, tra un lotto e l’altro, si notino leggere variazioni nel gusto, in funzione dell’andamento della stagione. (Francesca Pasini)