È storia patria: qui furono decisi i moti cosentini del 1844 contro i Borbone; qui i gendarmi fecero sostare i patrioti Attilio ed Emilio Bandiera per dar loro ristoro e da qui venivano inviati dolci e sorbetti nelle carceri della città per alleviare la detenzione dei due fratelli e degli altri patrioti che morirono fucilati nel Vallone di Rovito. E ancora qui i garibaldini, nel settembre del 1860, festeggiarono al punto da danneggiare il locale. Cenacolo di ricordi illustri, promuove oggi incontri culturali e vanta sette generazioni della stessa stirpe.
Su oltre 230 locali storici, quasi 100 sono guidati dalla stessa famiglia da più di due generazioni, con punte di cinque generazioni, come il Ristorante Osteria di Rubbiara, di Nonantola, Modena, l’Hotel Royal Victoria di Pisa, il Ristorante Checchino di Roma, l'Hotel Croce Bianca di Canazei, Trento; sei generazioni, come l’Hotel Alla Posta, di Caprile-Alleghe, Belluno, la Pasticceria Pansa di Amalfi, Salerno, l'Antica Trattoria Suban di Trieste, e ben sette generazioni, come la Grapperia Nardini sul celebre Ponte di Bassano del Grappa, la Confetteria Romanengo di Genova, il Gran Caffè Renzelli di Cosenza e il Ristorante Erasmo di Ponte a Moriano, Lucca.
La Varchiglia risale al 1300, creazione delle Carmelitane scalze, grandi produttrici di dolci, che stabilirono un loro convento a Cosenza in quell’epoca. In origine, consistevano di un impasto morbido interno realizzato con ingredienti semplici e naturali, quali mandorle e zucchero, avvolti in un morbido guscio di pastafrolla e ricoperte da una leggera glassa di zucchero fondente. All'inizio del 1800, quando in Europa si diffuse la lavorazione del cioccolato, la ricetta si è evoluta naturalmente verso un impasto costituito da mandorle finemente tritate e gustoso cioccolato, fusi in un’unica morbida armonia di sapori descrivibili solo dalle nostre papille. Il nome Varchiglia si rifà allo spagnolo “barquilla” (cialda, pasticca, in origine confezionate a forma di barchetta), per il caratteristico aspetto ovale del dolce. Furono le novizie delle famiglie benestanti cosentine a “prendere in prestito” la ricetta dalle suore e a introdurla nei salotti buoni; in tal modo la ricetta si è tramandata fino ai giorni nostri con unico geloso custode il Gran Caffè Renzelli di Cosenza.
Al Caffè Renzelli di Cosenza, allora Caffè Gallicchio, il 9 marzo 1844, i patrioti Domenico Frugiuele e Gianfelice Petrassi decisero che la città era pronta per insorgere contro i Borbone e proclamare un governo costituzionale: la rivolta esplose e portò alla sfortunata impresa dei fratelli Bandiera.