Stefano Curto al Florian -
21 giugno 2012
Dal 23 giugno al 22 luglio, due opere di Stefano Curto in mostra nella Sala Stagioni del Caffè Florian. Ci illustrano l'iniziativa Andrea Formilli Fendi, Presidente Caffè Florian, e Stefano Stipitivich, curatore della mostra. "Il Caffè Florian è da sempre luogo d’incontro d’artisti perché proprio nella Sala Senato, alla fine dell’800, Riccardo Selvatico e i suoi amici intellettuali ebbero l’idea di creare la Prima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia - spiega Formilli Fendi. Noi vogliamo sottolineare l’importanza di questo fatto storico proponendo, ormai da più di venticinque anni, il Florian come prestigioso spazio espositivo d’arte contemporanea. Più volte l’anno artisti visivi, designers, fotografi accettano la sfida di metter in relazione i propri lavori con gli stucchi, gli ori, gli affreschi, i ritratti, gli specchi di questo locale storico aperto ininterrottamente ormai da quasi trecento anni".
"A Venezia, città unica e irripetibile, la luce muta col cambiare della marea - fa notare Stipitivich. Quando ho visto per la prima volta i lavori di Stefano Curto ho avuto immediatamente questo flash: le sue opere preziose mutano, come i palazzi sul Canal Grande o i mosaici della Basilica di San Marco, col variare della luminosità, cambiano quasi personalità se scegliamo una posizione diversa rispetto alla luce che le illumina. Migliaia di gemme incastonate con pazienza e abilità certosina diventano così lavori “unici”, difficilmente imitabili, perché Stefano Curto riesce a sposare una tecnica incredibilmente raffinata a una sensibilità artistica che gli deriva dai suoi lunghi viaggi in Oriente dove probabilmente si è lasciato guidare da quel “conosci te stesso” scolpito nell’oracolo di Delfi e che lui ha moltiplicato per mille, diecimila, centomila, tanti sono i cristalli che, incastonati compongono le sue opere. Queste pietre preziose, che rimandano ad un universo stellato, diventano così, attraverso le sapienti mani di Stefano Curto, “Marvellous flight of coexistence” l’opera esposta oggi al Caffè Florian. Un tappeto volante e brillante che non è solo strumento per far viaggiare la nostra fantasia come quello di Sherazade ma è anche messaggio di pace, un invito alla possibile e pacifica convivenza tra popoli e religioni diverse. Infatti questo tappeto non è solo “bello”, come può essere il lavoro di un artista, ma contiene in se', cambiando prospettiva di visione, i simboli delle diverse religioni spesso in lotta fra loro e qui invece unite 120.000 volte assieme, tanti quanti sono i cristalli incastonati. E sopra, sul fondo della Sala Stagioni, questo alchimista del 2000, ha posto un’enorme maschera del teatro Kabuki che sembra guardare il tappeto o meglio pare guardare noi, quasi perplessa, di trovarsi lì a “riflettere” sul senso spesso teatrale del nostro agire". Da non perdere .
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