Il più antico brevetto reale

Il Caffè Pasticceria Stoppani di Bari possiede il più antico Brevetto di fornitore della Real Casa esistente in Italia: è il n. 2, datato 1865. Chi lo otteneva, oltre a fregiarsi del titolo, poteva anche apporre lo stemma dei Savoia su pacchi e su dolci.

Caffè Elena

Luogo di antichi romanticismi, amato anche da Cesare Pavese: è il Caffè Elena di Torino, affacciato su Piazza Vittorio Veneto ed ospitato nell’Ottocentesco palazzo progettato dall’architetto Giuseppe Frizzi. Qui – tra i tavoli dal piano in breccia rossa, le boiseries e gli specchi – si sente ancora il profumo del vermouth di Giuseppe Carpano, che tra il 1889 e il 1902 perfezionò quell’elisir di vino bianco ed erbe creato nel Settecento dal suo avo Antonio Benedetto. L’arredamento e l’atmosfera discreta del primo Novecento sono immutati, da 130 anni a questa parte: questo caffè è ancora oggi il luogo dove la gente si incontra e la concezione del tempo sembra non esistere, dalle torte della prima mattina fino ai signature cocktail della tarda serata.

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Grand Hotel Parker’s

Da un secolo e mezzo la storia a Napoli sosta qui. Da Vittorio
Emanuele II, a Lenin, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, alle
mitiche star di Hollywood. Comando provvisorio degli Alleati, ai
nostri giorni ha ospitato la delegazione russa con il presidente
Eltsin. Conserva – perfettamente restaurati – la facciata Liberty, i
raffinati ambienti e gli arredi del glorioso passato, con una
biblioteca storica di 700 volumi tra Otto-Novecento.

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Palace Grand Hotel Varese

Liberty tutto originale, capolavoro dell’architetto Sommaruga,
è avvolto in un parco sul Colle Campigli con vista sui laghi e fino
al Monte Rosa. Edificio, pensiline d’ingresso, hall con finestre alte
sette metri, saloni, bar, ristorante, lampadari, appliques, affreschi,
fregi, ferri battuti e scale in marmo e legno sono un tuffo nella
Belle Epoque. Guglielmina d’Olanda vi passò un mese, Umberto
di Savoia sostò quand’era ospedale militare di guerra, Tamagno
vi giocò a scopa con Mascagni e Puccini, re Faruk scendeva con
donne da favola, Nureyev fece impazzire con i suoi capricci.

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Osteria Il Governo 1801

Le quattro cifre dell’anno 1801 sono ancora incise nel granito del portone d’ingresso, accanto alle iniziali di Francesco Bazzoni, oste dell’epoca. Da allora le mura magiche dell’Osteria il Governo raccontano la storia di un’epoca lontana, fatta di carbonai e moti libertari. Qui Silvio Pellico passò la sua ultima notte di libertà, tra i sogni di grandi uomini che volevano fare l’Italia. E qui, oggi come allora, si può godere della semplicità di un tagliere di salumi e formaggi sotto il pergolato del giardino, oppure gustare il menù sempre rinnovato dello chef Roberto. Qualche anno fa Pietro Giuseppe Bazzoni, settimo discendente diretto del fondatore, ha riscoperto la storia di questo luogo dove ogni cassetto e ogni fotografia ci parlano più di un libro di storia.

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Ristorante Poldino

Dai Medici a Napoleone, passando dai Savoia e dai Presidenti della Repubblica Italiana: nella tenuta di San Rossore si trova traccia di tutta la storia del nostro Paese. E qui, a pochi chilometri da Pisa, si trova ancora un baluardo della tradizione enogastronomica toscana. Da tre generazioni, infatti, al Ristorante Poldino si possono gustare le migliori specialità regionali, nelle quali i colori ed i profumi della Tenuta si fondono con i sapori di pietanze dal gusto inconfondibile. Cinghiale e daino, pecorino e miele di spiaggia sono alla base della cucina del Poldino, da scoprire all’interno di uno storico edificio del XIX secolo.

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Ristorante Taverna Rovita

Il tempo non ha fretta nella “Città delle 44 chiese”. E anche alla Taverna Rovita possiamo assaporare il gusto dei dettagli, perdendoci tra le piastrelle settecentesche del caminetto e le travi originali del soffitto. Prima Frateria, poi Taverna e infine luogo d’eccellenza dove scoprire le emozioni della cucina lucana, oggi il locale si trova in uno dei vicoli più suggestivi di Maratea. E tutto qui ci invita alla calma, a partire dai sette tavoli fino alle ceramiche dei maestri artigiani esposte nella saletta. La visita più significativa resta quella di Guttuso, che alla Taverna Rovita ha dedicato un quadro. E poi c’è la titolare Mariastella Gambardella, che ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei migliori piatti della cucina locale.

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Ristorante Giannino dal 1899

Una fiaschetteria con cucina. Questo era Giannino all’inizio della sua storia, quando Milano non era una metropoli e il jet-set internazionale era ancora lontano. La fama di questo ristorante inizia tra Otto e Novecento e cresce costantemente, durante una storia che in oltre 120 anni lo ha portato a diventare una delle icone del panorama gastronomico meneghino. Tra le visite più illustri quelle di Gregory Peck e Maria Callas, di Grace Kelly e Ian Fleming. La recente ristrutturazione, sotto l’attenta supervisione del titolare Antonio Fantini, ha saputo riportare l’eleganza quasi aristocratica di un tempo. E raffinatezza e discrezione sono tornate a regnare nelle sale di Giannino.

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Ristorante Crotto del Sergente

L’ultimo crotto di Como, testimone di una tradizione secolare che utilizzava le cavità naturali nelle montagne per conservare cibi e vini. Nel Settecento era anche abitazione; nel 1880, come recita la licenza, la famiglia Cantaluppi lo trasformò in osteria con campo da bocce. Immerso tra alberi secolari e restaurato sapientemente nel 1997, conserva la grande volta originale di roccia rivestita di mattoni, la ghiacciaia, il portone ottocentesco con incastonate monete d’epoca e l’antico stabile soprastante. Cucina del territorio rivisitata con stile.

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Caffè Valiani

Storico il locale, storicissimi i muri che lo ospitano, che, nel ‘300, racchiudevano l’Oratorio di S. Antonio Abate. Da tempo, nel Caffè si sono scoperte le preziose vestigia antiche, delicati affreschi giotteschi di scuola pistoiese. Ospiti illustri, negli anni, Verdi, Rossini, Bellini, Leoncavallo, Giordano, Puccini. Nel sottosuolo la galleria d’arte, di Arrigo Valiani.

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Trattoria Alla Vedova

Quasi nulla è cambiato da quando qui si vendevano il vino e il sale, e si preparavano i minestroni e le carni a peso sulla brace. Ancora oggi, infatti, alla “Trattoria alla Vedova” si trova quel caldo «fogolâr» che accoglie i clienti diffondendo i suoi profumi. Eppure le origini di questo locale di Udine si perdono nel tempo. Basta scorrere con lo sguardo gli oggetti di famiglia che riempiono le sale per rivivere la storia della signora Felicita, che già nel 1924 tutti chiamavano semplicemente «la vedue». L’atmosfera è la stessa di allora, conservata con cura dalla famiglia Zamarian che ancora oggi fa rivivere un mondo dal sapore antico.

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